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Storie

V Carovana contro la guerra: la mutualità va oltre confine

17 Aprile 2023

“Quello che bisogna evitare assolutamente è di normalizzare la guerra… Era questo quello che continuavamo a ripetere durante il viaggio. La guerra in Ucraina sta rendendo normale il conflitto e l’atrocità”. A parlare è Anna Vettigli, in rappresentanza del Forum Terzo Settore Lazio, organizzazione che ha preso parte alla V Carovana di #StopTheWarNow partita il 30 marzo in direzione Ucraina e che con Innovainrete ha siglato nei mesi scorsi un protocollo di intesa. “Sarei partita anche autonomamente come volontaria ma averlo fatto in rappresentanza del Terzo settore ha avuto sicuramente un valore aggiunto e rispecchia perfettamente il nostro spirito e la nostra mission. La mutualità è alla base del mondo che rappresento, una rete enorme di cooperative, associazioni, volontari che si impegnano tutti i giorni a non lasciare solo nessuno.”
Per qualcuno – spiega – sono stata coraggiosa ad affrontare la missione, per me è stata semplicemente una testimonianza coerente con questa mission: supportare, accompagnare, sostenere, valorizzare, stare vicino alle persone. A partire dai territori ma anche più lontano dove c’è bisogno.”


In 150 per portare solidarietà concreta

La carovana ha visto la partecipazione di 150 volontari provenienti da tutta Italia e partiti con 30 mezzi carichi di 20 tonnellate di beni di prima necessità e che ha finanziato generatori di corrente e 10 dissalatori che riforniscono di acqua potabile 50 mila persone.
“Era importante che queste cose venissero portate di persona e non inviate e basta. Era importante per un’acquisizione di consapevolezza da parte nostra ma soprattutto per portare una testimonianza viva di solidarietà e un messaggio forte contro la guerra”. Continua Vettigli che rievoca la forte emozione dell’incontro a Padova con tutti gli altri volontari e la speranza scaturita da quell’incontro, speranza di poter fare qualcosa, di poter cambiare le cose.

Da Odessa, dove è stato donato il generatore di corrente all’ospedale pediatrico, a Nikolaev, sulla linea del fronte, una città quasi fantasma, dove a essere rimasti sono gli inabili alla guerra, donne, anziani e bambini, pochi. “Quì, nel centro dove siamo stati accolti, un ex istituto dedito al recupero dalle dipendenze e ora adibito a luogo di rifugio per profughi interni, è stato installato uno dei dissalatori che abbiamo portato per consentire alle persone di avere accesso all’acqua potabile.”

La voglia di ballare nonostante la guerra

E nonostante la guerra e le sirene di allarme, non sono mancati i momenti di convivialità e di festa come quando, racconta ancora Anna Vettigli, arrivati alla periferia di Nikolaev per distribuire beni di prima necessità portati dall’Italia, è stato improvvisato un concerto e la gente dai palazzi e dalle case ha cominciato a radunarsi in piazza, superando paura e diffidenza, a ridere e ballare chiedendo a gran voce di ascoltare “Felicità”, perché conoscevano il testo.

“Abbiamo portato loro qualcosa, abbiamo riportato indietro molto di più.”